Se un cucciolo muore dopo pochi giorni dall’acquisto, non si dovrebbe avere diritto a un risarcimento?

Certo, la legge lo prevederebbe… ma i negozianti mettono – ovviamente – le mani avanti per tutelarsi.

Ecco alcuni tipici segni di fregatura in arrivo:

  • richiesta di denaro contante e rifiuto di assegni, bancomat, carta di credito;
  • richiesta di firmare una “garanzia” che, se letta attentamente, conterrà sempre assurdità quali la durata di 24-48 ore (pazzesco! il tempo di incubazione delle più comuni malattie virali è di quindici giorni!), il divieto di far visitare il cucciolo da un veterinario diverso da quello suggerito dal negoziante (sembra incredibile, ma abbiamo visto anche questa!) e/o altre postille varie che di fatto sollevano il venditore da qualsiasi responsabilità;
  • la mancata consegna di scontrino fiscale per quanto riguarda il cucciolo: sullo scontrino troverete solo le voci relative al cibo, alle ciotole ecc.

Se un cliente la mette proprio giù dura, il negoziante solitamente sostituisce il cucciolo con un altro (sempre dell’est, ovviamente!): sappiamo di un caso in cui è morto anche il secondo cucciolo, per di più in una famiglia in cui era presente un bambino… e si può immaginare la sua felicità in tutto questo.

Comunque, in alcuni casi, è ancora possibile intentare una causa ed essere risarciti (anche se si è firmato un contratto-capestro). Non intendiamo, da queste pagine, dare ulteriori armi ai negozianti disonesti e spiegare loro come difendersi meglio: quindi, se volete saperne di più, scriveteci.

Tutti i cani dell’est europeo sono cuccioli di scarto?

Ovviamente no! Questo traffico riguarda solo i cosiddetti “canifici”, ovvero gli allevamenti “a basso costo” in cui si producono cuccioli badando solo alla quantità e non alla qualità. In Ungheria, Romania e altri Paesi europei esistono anche ottimi allevamenti, che producono ottimi cuccioli… e non li vendono ai negozi italiani, così come non lo fanno, per i motivi già visti, i migliori allevatori di casa nostra. Quando si parla di “cuccioli dell’est” ci si riferisce sempre e solo ai canifici: è importante (e corretto!) specificare che all’est non ci sono solo canifici, ma è ancor più importante ricordare che i cuccioli che vengono importati e rivenduti da negozi e fiere sono solo ed esclusivamente cuccioli di scarto. Se il negoziante vi parla di cuccioli “figli di campioni ungheresi”, nove volte su dieci vi sta truffando!

Chiedetegli la dimostrazione pratica di quanto sta affermando… e vedrete che succede.

Perché nessuno fa nulla per fermare questo traffico?

La risposta è davvero molto triste: perché è tutto legale. Cagnari, canifici e negozi si pubblicizzano impunemente dalle pagine di quotidiani, riviste e perfino riviste specializzate, perché la legge italiana non si interessa del problema; i media non si interessano del problema; nessuno se ne interessa finché magari non acquista un cucciolo per i suoi bambini e il cucciolo muore.

È perfettamente legale importare cuccioli, purché in regola con le vaccinazioni: ma i libretti si falsificano senza problema, basta un veterinario complice.  È perfettamente legale (ed è vergognoso che lo sia) esporre i cuccioli in vetrina, a rotazione, così se uno solo di essi fosse malato è garantito che impesti anche tutti quelli che arriveranno dopo di lui (ma intanto ci sono la gammaglobuline!).

È perfettamente legale, sempre con la complicità di un veterinario, “dopare” letteralmente i cuccioli per farli sembrare vispi e allegri: basta che il veterinario dichiari che avevano bisogno della somministrazione di quei tali farmaci.

Purtroppo sì, è proprio così: i veterinari complici non solo esistono, ma sono anche numerosissimi. E l’Ordine dei Veterinari, invece di cercarli uno ad uno e di radiarli ignominiosamente, si preoccupa di punire chi cerca di offrire un servizio sociale… come sta accadendo alla Mutua veterinaria di Torino.

Stessa sorte per molte altre persone che conosco, dall’animalista sfegatato al semplice cinofilo a cui è morto il cucciolo tra le braccia.

Certo, in questo traffico sono implicate troppe realtà: negozi, allevatori, veterinari, lo stesso ENCI (che voltura i pedigree ungheresi senza fiatare, dando ai cani dell’est – o almeno a quelli sopravvissuti – un pedigree italiano e la possibilità di riprodursi)… e ovviamente lo Stato italiano, che permette le importazioni senza sufficienti accertamenti. Andare a mettere il dito nella piaga rischia di sollevare un vespaio non indifferente… e forse per questo, tutto tace.

Tutti i negozi vendono sempre e solo cani dell’est?

No, non tutti: anche se purtroppo si tratta della stragrande maggioranza. Però ci sono anche negozianti-allevatori che vendono i propri cuccioli, talora di ottimo livello.

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